I FIORETTI DI MADRE TERESA PDF

I fioretti di madre Teresa di Calcutta. Vedere, amare, servire Cristo nei poveri: José L. Gonzáles Balado: Books – Teresa,”. (Amor: las palabras e inspiración de la Madre Teresa) Blue. Mountain Govindo Il Dono Di Madre. Teresa Online I fioretti di madre. Teresa di. Sua madre cercò di calmarlo, dicendogli che di merli nei nidi ne avrebbe trovati Intanto la Regina Madre, Maria Teresa, colpita in quei giorni da grave.

Author: Arashirisar Malazuru
Country: Solomon Islands
Language: English (Spanish)
Genre: Technology
Published (Last): 3 September 2015
Pages: 89
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Non vedi che sono cattivi e ti fanno del male? La mamma era alquanto perplessa, ma, temendo di impedire un bene, dopo un po’ di esitazione lo lasciava andare. Deve fare da madre e da padre. I ragazzi sanno a cosa serve. A sera fu una fatica nera ripescare tutte le bestiole disperse nei prati. Appena Giovannino rientra in casa si sente chiamare: Giovannino va nell’angolo, prende la verga e la porta alla madre, con aria da martire.

Voi volete accarezzarmi le spalle, lo so!

FIORETTI DI DON BOSCO

Giovannino e il fratello Giuseppe tornano dal campo, ove si miete. L’afa spacca le pietre e i ragazzi hanno una sete da svenire.

Giovannino fa il muso.

Si volta di scatto, pesta un piede e rifiuta di bere. Senza dir una parola mamma Margherita ritira la mestola e ripone il secchio. Passano minuti gravidi di tensione. Mamma, date anche a me da bere? Credevo che tu non avessi sete. Giovannino e Giuseppe ne tengono una di ricambio sull’armadio di cucina ove sono anche riposte le olle, le bottiglie e i fiaschi di vino.

Corre in casa, sale su una sedia e cerca la lippa, ma nella fretta urta nella olla che cade a terra e si spezza, versando tutto l’olio sul pavimento. D’un tratto la vede da lontano. Svelto, taglia un bel ramo da una siepe, lo pota ben bene e corre verso la mamma. Avete fatto buon viaggio?

Mamma Margherita intuisce la manovra del piccolo mariuolo.

Oh, sentite, mamma, volevo dire Giovannino, mi dispiace per l’olio, ma sono contenta che non dici bugie a tua madre. Un giorno scala una grossa quercia per prendere una nidiata di uccellini. Giovanni non si perde d’animo. Adagio adagio raggiunge il nido e, ad uno ad uno, si pone in seno gli uccellini. Difatti fkoretti che, ad un tratto, gli scivola un piede, ed egli rimane sospeso per le mani.

Tutti fuggono; Giovannino solo grida: Alcuni si fermano, prendono dei lumi e lo accompagnano per la scaletta di legno che mette al soffitto. Giovanni spinge la porta, entra e, alzando la lucerna, guarda attorno. Alle grida il cesto si era fermato; ma poi riprese a muoversi e venne ai piedi di Giovannino. Siccome nel cesto appeso al muro erano impigliati dei granelli di frumento, la gallina, affamata, aveva cercato di beccarli; ma il cesto, rovesciandosi, l’aveva fatta prigioniera.

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I discorsi che si facevano di spiriti, di magie e di streghe, e specialmente la paura, avevano fatto credere che si trattasse di cose orribili e diaboliche.

Andando ai mercati e alle fiere con sua madre, Giovanni aveva spesso osservato che la gente faceva mucchio intorno agli acrobati e ai prestigiatori. Attaccava una fune ad una pianta, la raccomandava per bene ad un altro albero a una certa distanza; poi preparava un tavolino, vi collocava sopra una sedia, e stendeva un tappeto per terra. Se qualcuno faceva smorfie o brontolava, Giovanni, ritto sulla sedia, come un d sul trono, lo zittiva severamente.

Poi dava inizio allo spettacolo. Tutti ammiravano estatici, ridevano, gli battevano le mani, gli gridavano evviva! Ed egli, trafelato e ansante, sospendeva alquanto, occupando gli intermezzi col canto di qualche lode e con la morale di qualche favola. Uno solo faceva lo gnorri; ed era il fratellastro Antonio, il quale lo scherniva dicendo:. Ma per allestire quanto occorreva per siffatti divertimenti occorrevano spese. Giovanni, che era intelligente e sveglio, si aggiustava.

Era bravissimo ad uccellare con la trappola, con la gabbia, col vischio, col laccio. Praticissimo di nidiate, faceva buona raccolta di uccelli di ogni specie, che sapeva vendere assai bene. Anche i funghi e le erbe aromatiche erano per lui fonte di guadagno e perfino le serpi che portava in farmacia.

Aveva imparato a filare stoppa, cotone, lino, fiorone di bozzoli da seta. Riusciva anche a fare calze e maglie sui ferri, e da tutto traeva profitto. Una domenica sera, in una cappella di un’altra borgata, vi doveva essere la predica.

La chiesa era ormai piena di gente, quando, all’improvviso, si ode un suono di tromba: Non fu possibile trattenere i ragazzi e tteresa giovanotti, che si precipitarono fuori; e le ragazze gli tennero dietro.

Giovanni esce anche lui sulla piazzetta, si mette in prima fila, e sfida il ciarlatano a dar saggi di destrezza. Un gatto l’aveva sfondata e il merlo era sparito. Maadre un ciuffo di piume insanguinate. Giovanni si mise marre piangere. Non gli importava niente degli altri merli. Rimase triste alcuni giorni, e nessuno riusciva a farlo ritornare allegro.

Giovanni Bosco aveva per compagno di pascolo un certo Secondo Matta, servitorello di una fattoria vicina. Questi di solito riceveva per la colazione un pezzo di pane nero mentre Giovanni si dalla mamma una bella fetta di pane bianco.

Giovannino si rivela l’anima dei divertimenti. Con la sua fine osservazione e perspicacia aveva imparato molti giochi: Egli aveva fatto suo il detto: Laetare et bene facere Lasciar cantar le passere!

Ogni volta che vedeva crocchi di compagni amici o conoscenti e poteva temere che uscissero in qualche discorso poco onesto, bellamente vi si introduceva e cominciava a distrarli con parole cortesi, poi intraprendeva qualche gioco gustoso.

Altre volte li sfidava a prendere con la bocca un pomo galleggiante in un mastello ripieno di acqua, o una moneta nascosta in un recipiente pieno di farina, oppure a correre e saltare coi piedi legati insieme da una funicella. Altre volte prendeva a declamare versi, parlare in latino e in greco, improvvisava sermoni, dialoghi, commedie.

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Lui vuole diventare prete? Giovannino si mise a studiare da solo la grammatica. Voglio farla finita con questa grammatica. Io sono venuto su grande e grosso senza masticare sui libri.

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Da donna fiorettti, prese una decisione dolorosa. Il mattino dopo disse tristemente a Giovannino: Faceva il ragazzo di stalla. Giovanni si con vimini, vicino a terra, terexa nuove viti ai rispettivi pali. Avanti, avanti, rispose il padrone. Se non vuoi aver male di schiena quando sarai vecchio, bisogna che ti avvezzi adesso che sei giovane. E fu proprio vero. Quando, dopo tanti anni, i nipoti dei Moglia si recavano all’Oratorio in Torino, portavano al santo di quell’uva, ricordando il prodigio continuo.

Un altro giorno il vecchio Giuseppe, zio di Luigi Moglia, padrone della fattoria, arriva dalla campagna tutto sudato e con la zappa in spalla. Il vecchio si siede a tirare il fiato e vede Giovannino in ginocchio sul fieno che recita l’Angelus, come mamma Margherita gli ha insegnato.

Noi padroni ci logoriamo la vita sulla zappa gli dice in tono semiserio e il garzone se la prende calma e se mqdre sta a pregare in pace. Se invece non si prega, da quattro chicchi nascono due spighe sole. Nella bella stagione il garzone porta le mucche al pascolo e mentre gli animali brucano l’erba intorno, Giovannino, all’ombra di un albero, perde la testa sui suoi libri.

Piantala di leggere, Giovanni. Tu adesso mi prendi in giro, ma un giorno verrai a confessarti da me. Ragazzo, gli dice il vecchio prete, con aria bonaria ti do quattro soldi se mi tereda dire quattro parole della predica di oggi. Ho imparato a leggere e a scrivere.

Trovava di colpo quel che gli mancava: Amavo fioretto Calosso come un padre. Non darti pena per l’avvenire, Giovannino. Un mattino di novembre Giovanni era a fioretyi da mamma Margherita per farsi cambiare la biancheria, quando arriva una brutta notizia: Per lui la morte del buon prete fu uno schianto.

Vennero i nipoti di don Calosso, per i funerali. Erano gente onesta che capiva la situazione e gli dissero:. Pare che lo zio volesse lasciare a te questo denaro Nel cassetto c’erano seimila lire. Tu prendi pure quello che vuoi!

Non era il denaro che gli premeva.